mercoledì, 18 febbraio 2009

Londra 1945

Brano musicale di riferimento: Combat de coqs

una fitta al cuore
Un cerchio alla testa
dottore dottore !
male male male
come se degli aghi..
come se spilli
come se spade
come se alabarde
come se cannoni mi esplodessero in corpo.
vedo le stelle
i pianeti
la madonna in bicicletta
che taglia il traguardo
Come Luigi Ganna sul pordoi nel 1909.
Come Dorando Petri squalificato sul traguardo ad atene.
Mai innamorarsi di una brasiliana
che gioca a squash e odia perdere.
Mai amare chi suda odore di selvatico.
Mi sembra di sentire tamburi
mi sembra di bruciare.
Allora basta pregare.
Uscire guardare in alto e fumare.
E amare se stessi per raffreddarsi.
Starnutire dolore sul fazzoletto di terra
che ci e’ dato per le nostre radici.
E senti l’anima tossire.
Liberarsi del catarro dell’amore.
E respirare il silenzio,
smaltire il catrame del rumore
di questi tamburi,
E la solitudine beata sotto
questo piccolo infinito:
per fortuna sono solo un uomo,
un uomo solo,
Mentre nel cielo sibila una V2
oOEloisaOo alle 16:38 in: zuppa
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lunedì, 25 agosto 2008

La luna era rossa, la luna era rossa

Un girone di C.A.Z. nato così, senza molte pretese, intorno a un falò mentre gli altri cantavano, in una notte del marzo 2007.

Camminava la donna-albero trascinando le sue radici sull’erba, lungo i sentieri della luna.
Le dita inanellate delle prime gemme
e la corteccia indolenzita nella parte bassa del fusto,
come se avesse dovuto partorire da un momento all’altro.
Era certa che la luna si fosse eclissata per non vedere i corpi di tutti gli uomini che il gigante aveva ucciso
e avrebbe voluto singhiozzare
o battere le mani a tempo di musica
(che fosse un canto funebre, non aveva importanza) -

se solo a un frassino fosse concesso di poter gridare
e dimenare le anche.

Eppure camminava. Avrebbe camminato in eterno, la donna-albero,
fra gli scheletri neri delle altre piante
e sulle colline grasse che cantavano
nell’ultima ora prima del crepuscolo.

oOEloisaOo alle 15:32 in: la donna-albero, eloisa
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venerdì, 30 novembre 2007

Il pistolero

Brano musicale di riferimento: Paseo de Gracia (instrumental)

Il temporale rombava, batteva, picchiava. Le campane erano lontane e menagrame come cornacchie.
L’uomo con la barba nera che mi stava davanti aveva titillato l’aria per alcuni secondi, appena sopra l’impugnatura della pistola. (Ricamati nel vento gli ultimi punti invisibili di Lachesi.) Poi c’era stato il colpo.
Che ingiustizia, dover morire per una simile inezia.
Mi parve di scorgere la biondina inglese affacciata alla finestra, vestita d’un azzurro cenere che metteva tristezza, secca come la morte. Alcuni mesi fa avrei dato cinque anni di vita, pur di riuscire a ribaltarla sul letto della fantesca e strapparle un grido.
E adesso sono caduto con la faccia all’aria, per poter bere la pioggia.
Paquita esce dal bordello con un grido, le mani affondate nei capelli colorati dalla notte.
Mi amor, cosa ti hanno fatto.
Sono morto tante di quelle volte sulle tue grandi chiappe scure, che cosa vuoi che sia una volta in più. Non piangere, che non è nulla. Non gridare, rischi di mandare in frantumi il cielo.
Se la biondina continua a fissarmi con quell’intensità da bambina offesa, da lassù, vedrai che finirà presto.
Paquita, sei capace di pregare. Chiedile di far cessare il vento, queste folate che non alzano la polvere e mi strappano l’anima a brandelli. Non lo sopporto. Non voglio che la terra diventi un pantano.
Ti ho detto di smettere di piangere. Io non ho paura. E’ solo che mi rincresce essere stato ucciso da un uomo con la barba nera, una mezza faccia.
Ma non temere, la biondina sarà misericordiosa; me lo deve, visto che non si è mai fatta scopare come si conviene.
Ecco, vedi (come sarebbe che non la vedi - è là, alla finestra: vestita con nastri di nembi, stringe le nacchere del temporale)
vedi, si sta sciogliendo le trecce. Finirà in pochi minuti, non appena arriverà con le mani alla nuca e singhiozzerà come una donna che non è più vergine.   A gambe aperte con le reni spossate.
E’ bella, questa danza rosso sangue. Monta, galoppa insieme al vento, al boato del tuono.
Non è terribile dover morire proprio adesso.
oOEloisaOo alle 13:45 in: eloisa
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