venerdì, 30 novembre 2007
Il pistolero
Brano musicale di riferimento: Paseo de Gracia (instrumental)
Il temporale rombava, batteva, picchiava. Le campane erano lontane e menagrame come cornacchie.
L’uomo con la barba nera che mi stava davanti aveva titillato l’aria per alcuni secondi, appena sopra l’impugnatura della pistola. (Ricamati nel vento gli ultimi punti invisibili di Lachesi.) Poi c’era stato il colpo.
Che ingiustizia, dover morire per una simile inezia.
Mi parve di scorgere la biondina inglese affacciata alla finestra, vestita d’un azzurro cenere che metteva tristezza, secca come la morte. Alcuni mesi fa avrei dato cinque anni di vita, pur di riuscire a ribaltarla sul letto della fantesca e strapparle un grido.
E adesso sono caduto con la faccia all’aria, per poter bere la pioggia.
Paquita esce dal bordello con un grido, le mani affondate nei capelli colorati dalla notte.
Mi amor, cosa ti hanno fatto.
Sono morto tante di quelle volte sulle tue grandi chiappe scure, che cosa vuoi che sia una volta in più. Non piangere, che non è nulla. Non gridare, rischi di mandare in frantumi il cielo.
Se la biondina continua a fissarmi con quell’intensità da bambina offesa, da lassù, vedrai che finirà presto.
Paquita, sei capace di pregare. Chiedile di far cessare il vento, queste folate che non alzano la polvere e mi strappano l’anima a brandelli. Non lo sopporto. Non voglio che la terra diventi un pantano.
Ti ho detto di smettere di piangere. Io non ho paura. E’ solo che mi rincresce essere stato ucciso da un uomo con la barba nera, una mezza faccia.
Ma non temere, la biondina sarà misericordiosa; me lo deve, visto che non si è mai fatta scopare come si conviene.
Ecco, vedi (come sarebbe che non la vedi - è là, alla finestra: vestita con nastri di nembi, stringe le nacchere del temporale)
vedi, si sta sciogliendo le trecce. Finirà in pochi minuti, non appena arriverà con le mani alla nuca e singhiozzerà come una donna che non è più vergine. A gambe aperte con le reni spossate.
E’ bella, questa danza rosso sangue. Monta, galoppa insieme al vento, al boato del tuono.
Non è terribile dover morire proprio adesso.
Il temporale rombava, batteva, picchiava. Le campane erano lontane e menagrame come cornacchie.
L’uomo con la barba nera che mi stava davanti aveva titillato l’aria per alcuni secondi, appena sopra l’impugnatura della pistola. (Ricamati nel vento gli ultimi punti invisibili di Lachesi.) Poi c’era stato il colpo.
Che ingiustizia, dover morire per una simile inezia.
Mi parve di scorgere la biondina inglese affacciata alla finestra, vestita d’un azzurro cenere che metteva tristezza, secca come la morte. Alcuni mesi fa avrei dato cinque anni di vita, pur di riuscire a ribaltarla sul letto della fantesca e strapparle un grido.
E adesso sono caduto con la faccia all’aria, per poter bere la pioggia.
Paquita esce dal bordello con un grido, le mani affondate nei capelli colorati dalla notte.
Mi amor, cosa ti hanno fatto.
Sono morto tante di quelle volte sulle tue grandi chiappe scure, che cosa vuoi che sia una volta in più. Non piangere, che non è nulla. Non gridare, rischi di mandare in frantumi il cielo.
Se la biondina continua a fissarmi con quell’intensità da bambina offesa, da lassù, vedrai che finirà presto.
Paquita, sei capace di pregare. Chiedile di far cessare il vento, queste folate che non alzano la polvere e mi strappano l’anima a brandelli. Non lo sopporto. Non voglio che la terra diventi un pantano.
Ti ho detto di smettere di piangere. Io non ho paura. E’ solo che mi rincresce essere stato ucciso da un uomo con la barba nera, una mezza faccia.
Ma non temere, la biondina sarà misericordiosa; me lo deve, visto che non si è mai fatta scopare come si conviene.
Ecco, vedi (come sarebbe che non la vedi - è là, alla finestra: vestita con nastri di nembi, stringe le nacchere del temporale)
vedi, si sta sciogliendo le trecce. Finirà in pochi minuti, non appena arriverà con le mani alla nuca e singhiozzerà come una donna che non è più vergine. A gambe aperte con le reni spossate.
E’ bella, questa danza rosso sangue. Monta, galoppa insieme al vento, al boato del tuono.
Non è terribile dover morire proprio adesso.


